Mobidic

commedia in due atti di Karl Weigel | novità italiana, Prima assoluta
Interpreti Massimo De Rossi, Roberta Anna
regia Massimo De Rossi
scene Gianluca Amodio
costumi Geraldine Gelin
musiche Angela Sinckler
assistente alla regia Rita Tersigni
scenografa assistente Giulia Romolini
organizzazione Fulvio Ardone

Lo spettacolo

MOBIDIC è un testo di straordinaria poesia e bellezza di un giovane autore italo-tedesco in grado di costruire dialoghi memorabili per una commedia lieve e avvincente carica di tensioni e con un finale del tutto inatteso. Un’autentica rivelazione. Il testo scorre piacevole e leggero sulle due vie del dramma e della commedia. Mi ha subito conquistato la struttura cinematografica del testo e la verità dei dialoghi. Per quanto riguarda il ritmo narrativo e l’ambientazione, MOBIDIC si ispira vagamente al genere Noir, mentre la storia trae origine da un fatto di cronaca realmente accaduto. La commedia è costituita da un prologo e due atti. Il Prologo è contrassegnato dal racconto monologante del protagonista: le digressioni, le parti didascaliche, sono strumenti necessari per introdurre la “storia”. Il primo e secondo Atto aderiscono stilisticamente al più canonico dei generi teatrali, la commedia. La struttura realistica dei dialoghi, avvicinano il testo a un modello che potremmo definire “cinematografico”, in equilibrio costante tra ironia, comicità pura e dramma. Il Palcoscenico, in questo testo, è semplicemente un palcoscenico e non una metafora. “Avrei potuto collocare il racconto – dice l’autore – in una sala d’attesa di una stazione ferroviaria, un luogo dove la gente prima si accalca, poi all’improvviso si dilegua lasciandosi dietro il vuoto, un silenzio totale, come certi notturni alla Delvaux”. La scelta di ambientare la storia in un teatro vuoto non è quindi una “trovata” concepita al solo scopo di affrontare l’ennesima riflessione filosofico-politica sul senso stesso del teatro né per riproporre il gioco estenuato del “teatro nel teatro”. Se la situazione notturna immerge il racconto in un’aura sospesa e surreale, la recitazione, di conseguenza, dovrà essere realistica, improntata alla massima semplicità e chiarezza. MOBIDIC si svolge nell’arco di una notte su un palcoscenico di un Café Theatre, dove i silenzi, i giochi d’ombra, la musica ma anche gli scricchiolii delle assi del palcoscenico o i rumori che provengono dall’esterno, entrano a far parte del racconto.
“Ho immaginato tutta la storia -dice l’autore- in quel chiaroscuro, quel dormiveglia che permette alla nostra notte di scivolare in pieno giorno come di straforo”.

Massimo De Rossi

Sinossi

Un maturo e stimato uomo d’affari, nel pieno delle sue energie fisiche e mentali, manager apprezzato da tutti anche per le sue doti umane e per la sua raffinata cultura, con la passione dei viaggi, del mare e delle regate, un giorno, improvvisamente perde la memoria: Amnesia Dissociativa Continuativa. L’uomo regredisce agli anni dell’adolescenza, che ricorda nei minimi dettagli, ma non ricorda, stranamente, il suo nome. Ricorda le sue prime letture, tra queste il Moby Dick di Melville, ma non ricorda più niente della sua vita: gli affetti, le amicizie, nulla. Guarda la sua immagine riflessa nello specchio e vede uno sconosciuto. In preda al panico, l’uomo vaga per la città, si fa largo tra la folla, interroga i passanti, bussa ai finestrini delle auto ferme ai semafori. Chiede aiuto, nessuno gli da ascolto: “È un terrorista!” grida qualcuno. L’uomo viene arrestato e sottoposto a un lungo interrogatorio. Al terzo giorno il commissario capisce di trovarsi di fronte a uno strano tipo di terrorista, un uomo colto che parla in modo forbito: “forse è un avvocato, oppure è un professore”. “Dopo soli tre giorni divenni un personaggio popolare. Per tutti ormai ero diventato il “Professore”. Approfittando di un momento di distrazione, il Professore riesce a eludere la sorveglianza della polizia. Prima di dileguarsi, infila nella tasca della giacca la pistola lasciata incautamente dal commissario sopra la scrivania. Un forte temporale costringe il Professore a trovare rifugio in un portone all’apparenza anonimo. È l’ingresso artisti di un Café Theatre. Il portiere, credendo che sia uno degli attori impegnati nelle prove, lo fa entrare. Per il Professore è la salvezza. La polizia lo sta inseguendo, adesso è anche armato! Nascosto dietro il bancone del guardaroba, aspetta che tutti escano, poi, quando farà giorno, uscirà allo scoperto. Sicuramente, da qualche parte, ci saranno degli amici che lo riconosceranno. Tutto tornerà come prima. Ma c’è un imprevisto…  La giovane cassiera del teatro, come ogni sera, sta ultimando i conteggi e, come ogni sera, ha il compito di chiudere a chiave la porta che comunica il foyer al il resto del teatro. Insospettita dai rumori che arrivano dal palcoscenico, la ragazza va ad accertarsi. Dopo averla immobilizzata il Professore la trattiene in ostaggio. La ragazza aspetta l’alba assieme a quell’individuo stranamente affabile, dai modi gentili, che tenta di tranquillizzarla e che la ascolta con vero interesse. Tra i due inizia un dialogo continuamente interrotto da colpi di scena assolutamente inattesi. I discorsi trattano i problemi di tutti i ragazzi: l’incertezza del futuro, il lavoro, gli affetti. Fare la cassiera è un ripiego, deve mantenersi all’università. Dietro l’apparente “normalità” di lei, si nasconde un personaggio complesso dotato di una naturale simpatia e immediatezza e carico di mistero.
Il Café Theatre con le sue luci colorate, la sua atmosfera incantata, è vissuto dai due personaggi in modo opposto: come luogo quotidiano e claustrofobico da parte della ragazza e in modo del tutto ingenuo, naïf da parte del Professore. La menomazione di cui è vittima (si comporta esattamente come un adolescente) diviene stimolo all’immaginazione, lo induce a formulare nuovi progetti. Anche se avranno la durata effimera di un sogno, poco importa. Egli rivendica il diritto all’imprevedibilità delle nostre vite.

È una commedia costruita sul filo ininterrotto della suspence, ma anche della costante ironia, della comicità assurda.

 

L’Autore

Karl Weigel (Hannover 23 marzo 1982) è sceneggiatore e drammaturgo.
Laureato in Storia e Scienze sociali a Milano, doppia nazionalità, poliglotta, studioso di Storia e Arte etrusca, vive fra Milano, Berlino e la Toscana.
Nel 2010 scrive Welcome to Paradise portato in scena da Massimo De Rossi nel 2011 e nel 2013.