Forse col tempo, conoscendoci peggio

da Ennio Flaiano, Marziano a Roma

con modiche aggiunte da Bertolt Brecht, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Barba

canzoni originali di Germano Mazzochetti

con

Damiano Boncoddo, Matteo Bonuccelli, Livia Brunelli, Christian Cavallini, Chen Simone Peng, Vanessa Gaetana Colantoni, Alfredo Conte, Alessandro Corda, Mariangela De Vita, Maria Falace, Claudia Frosecchi, Leone Gambalonga, Noemi Germano, Jonathan La Ferla,  Chiara La Gattuta, Piero Lanzellotti, Matteo Lenoci, Antonio Lucarelli, Matteo Maria Mascetta, Adele Maria Masciello, Cristiano Migali, Sonia Moretto, Domenica Murante, Romeo Petrucci, Ilaria Pietrangeli, Gaia Rinaldi, Marco Rinaldi, Raffaele Santabarbara, Annaclaudia Sassi, Martina Spampinato, Carmine Spera, Andrea Stefani, Francesco Venerando,  Selina Adele Vilardo, Eleonora Vincenti, Simone Zampaglione, Nicholas Zerbini, Alessandro Zinna

a cura di

Giancarlo Sammartano   Paola Maffioletti   Domenico Stante  Paolo Floris   Tommaso Sassi

assistenza tecnica Simone Caredda

 

Flaiano, marziano e marziani

Con il racconto Un marziano a Roma (1953) Ennio Flaiano si congedava con largo anticipo dagli anni ’50, dava il suo beffardo addio alla Roma umbertina che aveva applaudito il Fascismo come un nuovo e gagliardo varietà; alla Roma di Gadda e Pirandello, la Roma torpida e provinciale dei caffè, delle trattorie, dei giornali della sera, dei crocchi in Galleria Colonna; alla Roma Termini di chi, pur partendo, resta sempre. Un racconto esile e visionario, costruito con la nobile leggerezza di un avanspettacolo malinconico, eppure con la profondità di una riflessione antropologica. Nel paradosso del marziano atterrato a Villa Borghese (come dire Via Veneto) c’è l’intuizione dolceamara de La noia di Moravia, de La Dolce Vita di Fellini, de Le lettere da Capri di Soldati, di Ragazzi di vita di Pasolini. Nella dimensione di un night-club polveroso, la vicenda del marziano che poteva rivoluzionare il mondo, e che sarà restaurato alla disperata normalità di un intellettuale piccolo borghese prende oggi la forma dei trentotto corpi danzanti degli allievi di primo anno di Fondamenta La Scuola dell’Attore. Un esercizio acrobatico sul filo della misura: un concentrato di ritmo e di ragione, di forza e di grazia. Non solo un omaggio però alla figura e all’opera poetica e visionaria di Ennio Flaiano, ma anche ragioni segrete e profonde, senso di necessità e valore: essere attori non è soltanto cercare la luce dello spettacolo, ma dare l’esempio, illustrare con il teatro l’avventura terrestre, affermare l’unione indissolubile di bellezza e verità contro il kaos della finzione. La patetica discesa del Dottor Kunt di Marte nell’inferno dell’indifferenza ci tocca e ferisce: il degrado, la volgarità come scelta, la bassezza morale, il cinismo come alibi per l’incoerenza, la mortificazione della coscienza nella palude dell’ignoranza sono tutte ragioni sufficienti per sentirci e voler essere, con il nostro teatro, marziani in questo tempo di transizione.

Giancarlo Sammartano