E’ un brusio la vita – Conversazioni di scena

Un complesso di iniziative di spettacolo e di riflessione critica sulla figura e l’opera di Pier Paolo Pasolini. Oltre l’occasione celebrativa del centenario della nascita, si vuole contribuire a far conoscere alle nuove generazioni non solo l’opera poetica, teatrale e cinematografica di Pasolini, ma anche le sue prose civili, che hanno anticipato di decenni lo sguardo sul mondo globalizzato dei consumi, sulla scomparsa delle identità minori, sull’omologazione culturale dei popoli occidentali. Per l’apertura ufficiale della prima stagione teatrale del Teatro di Villa Lazzaroni, dopo i numerosi anni di chiusura, si propone a ottobre l’allestimento di uno spettacolo sull’opera pasoliniana preceduto da una serie di conversazioni di scena, coordinate da Sergio Basile, che introducono alla poetica e al pensiero di questo artista ed intellettuale che ha così largamente informato la nostra cultura e la nostra sensibilità. Le conversazioni sono articolate non come lezioni o conferenze, ma come piccoli eventi di drammatizzazione spettacolare.

Il progetto è vincitore dell’Avviso Pubblico “Estate Romana 2022. Riaccendiamo la città, Insieme”

Martedì 26 luglio 2022 ore 18 – LA ROMA DI PASOLINI. DA GORDIANI A PIETRALATA E CECAFUMO

Pasolini arriva a Roma nel 1950 dopo lo scandalo di Ramuscello, lasciandosi alle spalle le campagne friulane, e – a parte le parentesi di Sabaudia e di Chia – vi resterà fino alla morte nel 1975. La sua Roma è quindi quella vissuta in età adulta, una città in completa trasformazione, negli anni del grande cinema ma anche della speculazione edilizia. Dal cuore della città alle periferie, il rapporto di Pasolini con la città di Roma è sempre stato quello di una controversa storia d’amore segnata da sentimenti contrastanti. La Roma delle borgate ma anche quella di quartieri più borghesi come l’Eur lo ha influenzato profondamente ed è entrata in ogni forma espressiva da lui sperimentata.  Con Giuseppe Argirò, Ivano Cavaliere, Enrico Maria Ruggeri

Martedì 2 agosto 2022 ore 18 – PASOLINI E IL CINEMA COME SCRITTURA. DA ACCATTONE A SALO’

Il linguaggio del cinema per Pasolini ha la capacità di rappresentare quel che di “ontologicamente poetico è insito nel reale”. E’ poesia in forma di immagine, oscillazione continua tra una idealizzata e irraggiungibile oggettività e una altrettanto forte istanza irrazionale e soggettiva. Il visibile cinematografico viene sempre al seguito di quello pittorico: certe suggestioni di movimenti di macchina e di tagli d’inquadratura s’innestano in una pagina già densa di chiaroscuri, di rustiche frontalità da affresco trecentesco, di raffinati luminismi manieristici. La passione per il cinema nel giovane Pasolini (Chaplin, Dreyer, Ejzenstejn) allievo di Roberto Longhi viaggia di pari passo con la pittura di Masolino, Masaccio, Mantegna, Andrea del Sarto di cui riprende le composizioni dei personaggi delle opere che portate su pellicola esprimono ancora più violentemente una drammatica fisicità. Con Luigi Mezzanotte

Sabato 17 settembre 2022 ore 18 – IO SO. LE PROSE CIVILI DI PIER PAOLO PASOLINI CINQUANT’ANNI DOPO

Pasolini fu uno dei pochi scrittori del secolo a interpretare con coraggio e dignità il dovere civile dell’indignazione, il diritto di una letteratura votata a comprendere come a rifiutare corruzione e disumanità. Pasolini ci ha raccontato con la scrittura tutta la storia italiana: fu testimone del passaggio da Popolo Italiano a massa italiana; aveva capito subito il cambiamento culturale ed antropologico della società, senza essere sociologo, né antropologo, “era un poeta che si abbeverava nella vita e volle raccontarla non solo con le parole, ma con la carne, il sangue e con innocenza.”, come disse di lui l’allievo Vincenzo Cerami. Con Sergio Basile

Martedì 4 ottobre 2022 ore 18 – PASOLINI E I FILM NON FATTI. ORESTIADE AFRICANA, SAN PAOLO, PORNO-TEO-KOLOSSAL

“Perché realizzare un’opera d’arte, se è così bello sognarla, sognarlo?” La frase che Pier Paolo Pasolini, nei panni di un allievo di Giotto, pronuncia nel Decameron, poteva essere pensata forse solo da uno che faceva il cinema. Per varie ragioni, ma proprio per la sua natura e per il suo posto nel sistema delle arti e dei media, nel cinema il continente del mai finito, del progettato, del sognato, è più esteso che altrove.

Mercoledì 2 novembre 2022 ore 20 – PASOLINI E LE CENERI DI GRAMSCI. LA POESIA INCARNATA NELLA DOPO STORIA

Questi 11 poemetti furono scritti da Pasolini durante la sua permanenza nelle borgate romane, dove lui visse in compagnia della madre in condizione economiche difficili, mentre scriveva i suoi primi romanzi ambientati nelle borgate di Roma. Questo libro di poesie risultò, fin da allora, nuovo e per certi versi sorprendente nel panorama poetico degli anni ’50. Sorprendente perché Pasolini usò di nuovo l’endecasillabo e la terzina che lui aveva ripreso dalla poesia del Pascoli e ciò in funzione anti ermetica e anti realistica di attualità in quegli anni. Ma il libro era nuovo anche per i contenuti, che si allontanavano completamente sia dall’ermetismo sia dal neorealismo, e sintetizzavano la sua condizione personale vissuta nelle borgate di Roma, ma rifondata e rinnovata tra cinico realismo e struggente lirismo.

 

Il disegno della manifestazione è di Spartaco Ripa